Puntata 3 – Appuntamento a Samarcanda

Puntata 3 – Appuntamento a Samarcanda

 

 

Un giovane giardiniere persiano, mentre è al mercato per svolgere delle commissioni dettate dal suo principe, nota una donna bellissima tra la folla. Quella donna gli mette subito una grande paura. Non è mai stato con una donna, prima di allora. Non ha mai ricevuto lo sguardo diretto di un volto scoperto di tale bellezza. Quegli occhi verdi sembrano gli specchi d’acqua di un’oasi nel deserto, hanno qualcosa che l’attrae, come se ci si dovesse abbeverare… e nello stesso tempo ne viene ripugnato, come se invece di un’oasi si trattasse d’un miraggio.

Quando la rivede dietro la torre del muezzin si trovano faccia a faccia e solo adesso lui capisce. Solo quando lei gli apre le braccia di fronte la vede davvero. Il manto nero, la carne che fa d’improvviso trasparire le ossa. Quella donna è la Morte.

Il giardiniere corre subito via, fino al palazzo del principe, e quando lo trova gli racconta quello che è successo.

«Non permetterò che la morte ti prenda,» gli dice il buon principe. «Andrai lontano da qui. Prendi il mio cavallo migliore e non tornare più. La Morte non ti raggiungerà mai se arriaverai a Istahan entro la notte.»

Il giardiniere ringrazia il principe, i due si stringono la mano e lui parte di gran carriera.

Non contento, il principe esce dal palazzo per cercare personalmente la Morte e interrogarla. Quando la trova, con gentilezza le domanda per quale motivo ha minacciato il suo amato giardiniere.

«Minacciato? Ma se non mi ha neanche fatto aprir bocca. Ero soltanto sorpresa di vederlo qui questa mattina, dato che è scritto che io lo debba andare a prendere proprio stanotte a Istahan, che è così lontano.»

Jean Cocteau racconta questa storia, che io ho personalizzato un po’ nel suo romanzo Le grand écart. La conosciamo tutti, anche per via della canzone Samarcanda di Roberto Vecchioni, che invece si è ispirato a un’altra versione ancora, dove appunto veniva citata questa città. Compare nel Talmud, in una versione con morale. I protagonisti sono l’Angelo della Morte, Re Salomone e i suoi due scribi etiopi.

La morale che ne dà Salomone ci da una lettura intensa della vita, letta con un determinismo di tipo antico, che vede all’origine stessa del nostro libero arbitrio un disegno preciso. Il libero arbitrio è solo una parte del grande gioco d’incastri del quale facciamo parte. Dei o atomi, siamo tutti dentro una gigantesca reazione a catena. L’uomo rincorre il proprio destino, l’effetto delle cause di cui è responsabile o soltanto parte integrante. eppure va esattamente dove lo portano i suoi piedi.

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