Puntata 4 – l’uomo che non tornò più indietro

Puntata 4 – l’uomo che non tornò più indietro

 

 

Siamo nel Giappone feudale. Sul cammino di Edo, che è il nome che aveva la città di Tokyo, il saggio Gudo sta viaggiando da solo. Sembra un mendicante, vestito di stracci col suo carretto spinto a mano. Nessuno direbbe che si tratta del maestro zen dell’imperatore in viaggio per parlare con lo shogun.

Piove a dirotto, il sole è calato da tempo e grosse gocce pesanti gli battono sulla testa. Il villaggio di Takenaka è tutt’uno con la pioggia, e Gudo ha i sandali a pezzi. In quel momento, scorge alcune paia di sandali nuovi poggiati sul davanzale di una casetta. Devono essere in vendita.

La donna a cui li compra è gentile. Lo invita a rifugiarsi in casa per passare la notte al riparo. È una donna giovane, ma un’aria triste e sconsolata sembra invecchiarla ogni minuto che passa.

Gudo accetta l’invito e prega a lungo davanti all’altare di famiglia. Poi la donna lo presenta ai genitori e a quel punto Gudo non può ignorare il fatto che anche loro siano tristi.

«Questa pioggia così fresca, farà bene ai vostri campi. Che c’è da disperare?»
«Mio marito,» risponde la donna. «Non avremo più i campi se lui continuerà a giocare ad hanafuda e bere così tanto…» spiega la padrona di casa. «Quando vince si ubriaca e ci picchia. Quando perde, cede un pezzo di campo. Non lo riconosco più».
«Fai fare a me,» dice Gudo passando alla donna delle monete. «Recuperami da bere e da mangiare poi andatevene a dormire. Io aspetterò tuo marito».

Quando il marito della donna rincasa ubriaco, si mette a urlare: «Moglie, dove sei? Dammi da mangiare!».
«Ecco,» dice Gudo, che sta meditando, e gli indica un piatto che tiene accanto a se. «Tua moglie mi ha invitato a passare qui la notte per via della tempesta. Per ringraziarla ho comprato da mangiare e da bere». L’uomo allora afferra la bottiglia col vino e se la scola, poi crolla sul pavimento.

Gudo invece rimane a meditare fino al mattino. Quando l’uomo si sveglia non ricorda niente della sera prima.

«Sono Gudo di Kyoto» gli dice il monaco, presentandosi. «Sto andando a Edo».
L’uomo prova un’immensa vergogna. Solo ora riconosce il maestro del suo imperatore.

«Tutto è instabile» gli spiega Gudo. «La vita è brevissima. Se continui a giocare e bere, non ti resterà il tempo di fare altro».
La coscienza dell’uomo si sveglia come da un sogno. «Come posso ricompensarti di questo insegnamento? Lascia che porti il tuo carretto per un pezzo di strada».
I due si mettono in viaggio.

Dopo tre chilometri Gudo si ferma. «Ora puoi tornare indietro,» gli dice.

«Altri cinque chilometri,» gli risponde lui. Così continuano a camminare e parlare.
«Ora puoi tornare da tua moglie,» dice Gudo dopo cinque chilometri.
«Facciamo insieme ancora cinque chilometri, maestro».
«Adesso torna indietro» dice Gudo alle porte di Edo.
«Non posso,» risponde l’altro. «Voglio seguirti per il resto della mia vita».
In Giappone, i maestri zen discendono tutti dal successore di Gudo. Il suo nome era Mu-nan, l’uomo che non tornò più indietro.

E voi? Quando incontrerete il vostro maestro, l’occasione per cambiare la vostra vita, sarete disposti a non tornare più indietro?

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