Puntata 6 – Il dodicesimo cammello

Puntata 6 – Il dodicesimo cammello

 

Il vecchio capotribù capì che quello sarebbe stato il suo ultimo tramonto sul deserto. Sentendo il vento della notte sibilare giù per le dune che lo invitava a lasciare il suo corpo con un ultimo sospiro per seguirlo tra le stelle, decise di lasciare un ultimo insegnamento ai propri figli sotto forma di indovinello.

«Quando sarò andato col vento del deserto,» disse «vi spartirete i cammelli della mia scorta e con essi tutti i miei beni e il mio potere su queste sabbie.»

E dicendo questo, divise i cammelli in queste proporzioni: la metà sarebbe andata al primogenito, un quarto sarebbe andato al secondo e un sesto al terzo.

Il vento del deserto alzò una piccola nube di sabbia sottile per salutare il vecchio, mentre la luna già era comparsa in cielo con la sua bianca falce. E con l’ultimo respiro, il vecchio esalò il suo spirito e lo restituì al deserto, che se lo portò via col vento oltre la duna, lasciando il corpo vuoto al pianto delle mogli e alla disperazione del suo popolo.

I figli, dopo aver osservato il lutto per la morte dell’amato padre, si ritrovarono in difficoltà per la spartizione dei suoi beni.

I cammelli della scorta erano undici, e con undici cammelli i conti proprio non tornavano. La metà di undici cammelli era cinque cammelli e mezzo, e anche nel caso della seconda e terza divisione il risultato proprio non tornava. Nessuno di loro era disposto a tagliare un cammello a metà, quale spreco sarebbe mai stato? Perché il loro amato padre gli aveva lasciato quel compito ingrato?

Le cose tra di loro non andavano bene, passavano le giornate a discutere, avevano cominciato a strattonarsi, a minacciarsi, così la prima moglie del capotribù li mandò dalla donna che viveva nella tomba del faraone. Fu un viaggio lungo, e dovettero penare per arrivarci senza ammazzarsi uno contro l’altro.

La donna che viveva nella tomba del faraone ascoltò la loro storia e disse loro di prendersi il suo unico cammello.

«Ma non ne hai altri?» chiese il primogenito.

«Non importa. Portatelo con voi, in questo modo potrete fare le divisioni correttamente.»

I tre fratelli tornarono indietro e si fermarono a metà strada per ripararsi dalla notte. Prima di coricarsi decisero di mettersi avanti coi conti.  Con dodici cammelli la metà esatta faceva sei cammelli per il primogenito, un quarto di dodici faceva tre cammelli per il secondo, e un sesto di dodici faceva due cammelli per il più giovane. Finalmente, grazie al cammello donatogli dalla saggia donna che viveva nella tomba del faraone potevano spartirsi l’eredità del padre.

«Aspettate un attimo,»  disse il più giovane. «Due cammelli per me, tre cammelli per te e sei cammelli per lui? Ma fanno undici cammelli! Com’è possibile? Abbiamo un cammello in più.»

«Esatto,» disse una figura spuntata all’improvviso fuori dalla tenda che avevano montato. Era la donna, avvolte nei suoi stracci, con una fiaccola in mano. «Ora potreste restituirmi il mio cammello, se non ne avete più bisogno?»

I quattro si misero a ridere e i tre fratelli capirono l’ultima lezione che il padre gli aveva voluto trasmettere.

La prima versione di questa storia, secondo lo storico della matematica David Singmaster risale addirittura a un papiro egiziano del 1650 a.C.

Se ne troverebbe una versione declinata in ‘cinese’ in un libro di problemi e trucchi mentali pubblicato nel 1872, secondo alcuni composto da un mago illusionista tedesco di nome Wiljalba Frikell. Ce n’è anche una versione recente nel libro del 1949 ‘L’uomo che contava’ di Júlio César de Mello e Souza.

Questa storia, che ci raccontiamo da tempo e che io ho voluto raccontare a modo mio, oltre a mostrarci un paradosso, ci trasmette un messaggio semplice e non scontato.

Bisogna saper cedere qualcosa, a volte, per far tornare i conti. L’avidità di per contro porta solo alla stasi.

E voi, cosa siete pronti a cedere?

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