Puntata 7 – il boss delle processioni

Puntata 7 – il boss delle processioni

Era il 4 agosto del 352 d.C.

Era una serata calda e Roma ribolliva come una tinozza di vino lasciata a fermentare accidentalmente al sole. Gli olezzi delle latrine sbisciavano per le strade della città fino alle case sui colli e l’aria non muoveva un filo d’erba nei giardini.

Giovanni guardava fuori dall’ampio terrazzo della sua villa. La luna alta nel cielo limpido sembrava anche lei soffrire il caldo di quell’agosto secco, fermo in una bonaccia che non sembrava voler passare. Aveva appena finito di discutere il riscatto con Siro, uno dei loro ultimi schiavi, ormai giunto all’età giusta per affrancarsi e diventare un liberto. Siro aveva frequentato le scuole e doveva diventare l’educatore dei figli di Giovanni e sua moglie, ma Dio, il loro amato Dio, aveva voluto altrimenti, e nonostante digiuni e preghiere l’età per avere figli era passata. Giovanni decise di tenere Siro con sé. Non l’avrebbero abbandonato al proprio destino. L’impero era in decadenza e Roma era sempre più pericolosa.

Avrebbero provveduto con i loro beni al giovane e il resto l’avrebbero donato alla Chiesa e alla Madre di Dio, per disporne come desiderava.

Quella notte, Giovanni sognò Maria di Nazareth. Lei gli disse che con la fortuna di famiglia avrebbero dovuto costruire una basilica a Roma e che un prodigio avrebbe indicato loro dove farlo.  «Costruirete,» disse «dove troverete la neve fresca.»

Quando Giovanni si svegliò, il mattino seguente, corse da Papa Liberio per confessargli la sua visione e il Papa lo accolse proprio mentre stava per mandare un messo a chiamarlo. Avevano avuto lo stesso sogno.

Insieme cercarono la neve nel giorno più caldo della storia di Roma e rimasero stupefatti, quando sentirono un giovane schiavo gridare per strada che c’era la neve sul colle Equilino.

Così nasce la tradizione della Madonna delle Nevi, questo antico culto, che in Italia è parecchio diffuso. Il culto della Madonne è una iperdulia – ovvero un culto intermedio previsto dalla religione cattolica, tra quello per Dio che sta in cima a tutto e quello per i santi – quindi si tratta di un culto sentito e profondamente simbolico, di grandissima portata per un credente.

Per questo forse, la Madonna delle Nevi ancora è portata in processione dai fedeli con solennità e con partecipazione.

Per questo forse i mafiosi tengono particolarmente al culto mariano e molti di loro pretendono di partecipare in un ruolo chiave a queste manifestazioni religiose.

In alcuni casi, come nel luglio del 2014, nella Piana di Gioia Tauro, l’effige della Madonna fu fatta sostare, in segno di rispetto, davanti alla casa di un capofamiglia. Il maresciallo responsabile del servizio d’ordine vide la cosa, e per tutta risposta si allontanò. Fu un sottufficiale a denunciare l’accaduto.

In altri casi invece dell’inchino della Madonna davanti alla casa del capofamiglia, è lui stesso che partecipa alla processione portando personalmente la Madonna sulle spalle, come un chierichetto. Il boss delle processioni.

Perché il potere temporale gestito dalle famiglie – che siano ‘ndrine o cupole, o quello che vi pare, quel potere temporale che mira a sostituire l’antico potere politico del Papa Re – possa camminare accanto al potere spirituale dell’icona religiosa. È un trucco psicologico.

E il tutto conta sulla complicità, ma anche sulla paura degli abitanti del luogo in cui si svolge la cerimonia. Una paura che di generazione in generazione è diventata abitudine e si è sovrapposta allo stesso Timor Domini, la riverenza che il fedele ha per Dio. Un trucco per sovrapporre Dio e il boss.

L’altro giorno, però, è successo qualcosa di diverso, qualcosa che vale una storia da raccontare.

Prima della processione della Madonna delle Nevi, in un piccolo paesino della Calabria, c’è un uomo che è già stato condannato, e che gli inquirenti dicono avere una fedina lunga quattro pagine. Un uomo ritenuto a capo di una famiglia mafiosa che guarda caso porta il suo stesso cognome, e che si è presentato per portare in processione l’icona sacra.

Potere temporale e potere spirituale.

Pare che qualcuno del comitato della parrocchia reagisca, non sia d’accordo, pare che i Carabinieri si accorgano che c’è della discordia, un vociare, una discussione in corso, e quando la processione parte, vedendo l’uomo con la Madonna sulle spalle, lo stesso uomo che era sorvegliato speciale fino a poche settimane prima, abbiano fermato tutto. Questo, fino a che l’uomo, che ha diverse condanne sul groppone, non si è alleggerito almeno dell’immagine della Madonna e si è dileguato tra la folla.

Ecco, abbiamo vissuto il miracolo della neve ad agosto.

Chi vuole può vederci la firma di un intervento divino. Io personalmente ci vedo la firma degli uomini di Stato, di quei Carabinieri che per un maresciallo che si allontana dalla processione portata davanti alla casa di un boss, di tutta risposta fanno allontanare un boss con tutta la sua famiglia da una processione che altrimenti avrebbe confuso ancora una volta Dio e il crimine organizzato.

Chissà che questo fiocco di neve non faccia rinascere la Basilica della Giustizia in un luogo e in un Paese in cui c’è bisogno di tracciare una linea netta tra quello che è giusto e quello che è sbagliato.

Ah, vi ricordate il liberto Siro? Lo schiavo di Giovanni? È una mia invenzione narrativa, ma mi piace pensare che la costruzione della chiesa venne affidata alle sue mani. Perché solo gli schiavi liberati si ricordano quanto è preziosa la libertà.

E voi, cosa sceglierete la prossima volta? Schiavitù o libertà?

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