Puntata 8 – il cavaliere che non perse la testa

Puntata 8 – il cavaliere che non perse la testa

Il Re alzò la coppa per intonare un canto al nuovo anno, motivo che li vedeva tutti riuniti quella sera alla tavola di Camelot. I festeggiamenti erano ormai nel vivo, quando il Re venne interrotto. Le porte della sala dei banchetti si spalancarono e due delle migliori guardie che il Re avesse mai avuto vennero sbattute a terra, ancora vive, ma provate dalla lotta appena avuta con l’imponente figura verde dietro di loro.

Si trattatava di un cavaliere verde dalla testa ai piedi. I commensali si alzarono subito per difendere il loro Re, cercando le spade al loro fianco, ma il Cavaliere Verde li tranquillizzò: non era lì per versare il loro sangue, ma il proprio.

Era lì per una sfida di coraggio.

Chi dei commensali avrebbe avuto il coraggio di tagliargli la testa, si chiese estraendo una grossa scure verde da una guaina che portava dietro la schiena, a patto che poi lui potesse restituire loro il favore esattamente dopo un anno e un giorno?

Nell’esitazione generale dei cavalieri della Tavola Rotonda, il Re stava per offrirsi purché quello spirito li liberasse della sua presenza, ma non ce ne fu bisogno.

Il più giovane di loro, suo nipote Galvano, si offrì volontario e tagliò la testa al Cavaliere Verde. Nel plauso generale, come fosse niente, il Cavaliere senza testa raccolse il proprio pezzo mancante da terra e se ne andò via dando appuntamento a Galvano alla Cappella Verde nel giorno stabilito.

Un anno passa in fretta, quando il tuo destino è segnato, ma il giovane Galvano è stato ai patti e ora ha quasi raggiunto la Cappella Verde, seguendo le indicazioni che gli aveva dato il cavaliere.

Il castello più vicino dove chiedere ospitalità è quello di Lord Bertilak e della sua splendida moglie, che accolgono il giovane con tutti gli onori.

Lord Bertilak propone così un patto a Galvano. Lui andrà a caccia mentre il ragazzo rimarrà al castello, e ogni sera si scambieranno quello che hanno conquistato durante la giornata.

Il primo giorno Galvano viene visitato nelle sue stanze dalla bellissima Lady Bertilak, che gli si propone, ma Galvano accetta solo un castissimo bacio, che poi la sera restituirà al signore del castello in cambio della cacciagione.

Il secondo giorno la scena si ripete e i baci raddoppiano.

Il terzo giorno Lady Bertilak riesce a strappare ben tre baci a Galvano, e a forza d’insistere lo convince almeno a dargli in dono la sua cintura verde. Galvano accetta, e la donna gli confessa che si tratta di una cintura magica che lo renderà immune da tutti i colpi che potrà ricevere in battaglia.

Galvano quella sera restituisce a Lord Bertilak i tre baci, ma trattiene la cintura per se: l’indomani lo aspetta infatti il Cavaliere Verde per prendersi la testa che lui gli deve.

Quando il mattino Galvano raggiunge la Cappella in cui avevano appuntamento, rimane di stucco riconoscendo che il Cavaliere Verde, il mostro che aveva popolato i suoi incubi per un anno intero, altro non è che Lord Bertilak stesso.

Questo non cambia le cose, Galvano si inginocchia e porge al cavaliere la testa. Bertilak estrae la scure e la fende una prima volta senza però affondarla nel collo del giovane. Lo fa una seconda volta, ma anche questa volta la lama taglia soltanto l’aria pesante e fredda di quel mattino d’inverno. La terza volta la lama graffia il collo di Galvano, ma senza troppe conseguenze.

«Sono stato io a chiedere a Lady Bertilak che ti tentasse. La mia ascia ti ha risparmiato per due volte, visto che per due giorni hai resistito alla sua seduzione, ma al terzo giorno mi hai mentito.»

Galvano si alza in piedi e si slaccia la cintura verde donatagli da Lady Bertilak. «Questa appartiene a voi,» dice porgendo ancora il collo ferito. «Mi spiace di non avervela consegnata prima.»

Il Cavaliere Verde, commosso dalla sincerità di Galvano, gli confessa che tutta quella storia è una macchinazione della magia di Morgana… e gli permette di lasciare la Cappella.

Da allora, però, Galvano promette d’indossare sempre quella cintura in segno di vergogna, per ricordarsi che un uomo può nascondere il proprio peccato, ma non potrà mai cancellarlo.

Quando il Re e gli altri cavalieri verranno a conoscenza di questa storia, decideranno tutti di indossare una cintura verde, ma come simbolo di onore e di rispetto.

Perché combattere per essere giusti, significa prima di tutto saper riconoscere i propri errori ed essere disponibili a pagare per questo. Molte di queste storie parlano proprio di responsabilità, in un contesto, quello medievale, che spesso è descritto come dominato dal caos e dalla violenza.

Il tema della decapitazione come prova di coraggio a opera di un gigante che non muore compare anche in diverse leggende iralndesi. La presenza degli oggetti magici e del viaggio, sono temi tipici del racconto cavalleresco, ma anche del mito stesso. In questo poema del tardo XIV secolo inglese, unico nel suo genere, è come se si riassumessero una serie di morali universali, in un codice che all’epoca andava di moda. Alcuni nel personaggio del Cavaliere Verde che ti chiede una prova di coraggio e la responsabilità del sacrificio oltre il peccato, ci vedono la figura di Cristo, altri dell’Uomo Verde delle leggende druidiche. Uno spirito dei boschi che comunque era un rapprensentante del mondo superiore e spesso aveva una connotazione morale nel modo in cui si rapportava con gli uomini.

E voi, questa sera quando incontrerete il vostro Cavaliere Verde davanti allo specchio del bagno, sarete pronti a confessargli i vostri peccati e riconoscere il vostro coraggio?

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *