Puntata 9 – la storia di una morte preventiva

Puntata 9 – la storia di una morte preventiva

Torniamo indietro nel tempo. A giudicare da come la gente è vestita, sarà la metà degli anni trenta. Il giovane non è a Milano da molto, si è trasferito in un piccolo appartamento di proprietà della sua fidanzata, si sta impegnando molto per riuscire nel mestiere. Ha tutte le carte in regola per farlo, come gli aveva ripetuto più volte il suo vecchio compagno di università Cesare.

È arrivato il momento di scrivere il primo articolo e il giovane si butta su un cosa di colore. Niente di trascendentale. Sono i primi giorni dell’anno e con l’Epifania alle porte cosa può esserci di meglio che un bel pezzo tranquillo?

Un pezzo su un bambino che aspetta l’arrivo della Befana.

«Bello, no?»

«No, niente bello» lo tronca di netto il capo. «Non è abbastanza interessante.»

Il giovane chiede cosa non vada nell’articolo.

«L’articolo?» risponde con una domanda il capo. No, non l’ha neanche letto l’articolo. Il titolo però non funziona. Il titolo è la cosa più importante. Va movimentato.

C’è un bambino che non riesce a prendere sonno perché sta aspettando la Befana. Cosa vuoi movimentare?

«Il titolo potrebbe essere ‘Perché Gigetto non dorme’» propone il giovane.

«Aggiungiamo un punto interrogativo, ok? Togliamo Gigetto altrimenti si capisce che è tutto uno scherzo.»

La gente ama le cose forti, spiega il capo mentre sbandiera il foglio battuto a macchina. Non bisogna ironizzare, spiega.

Il giovane punta tutto sulla Befana: Chi è la vecchia misteriosa che va in giro di notte?

«Meglio, le vecchie vanno forte. Fai qualcosa in cui sbudellano una vecchia.»

«Ma nel mio pezzo c’è un bimbo che non dorme perché aspetta la Befana.»

Il redattore capo incalza il giovane.

«Bene, mentre il bimbo non dorme sente un urlo nella notte. Una vecchia viene sgozzata.»

«Ma inventiamo un omicidio?»

«Non scrivere in che zona succederà. Vuoi vedere che a Milano stanotte non sgozzano una vecchia!?»

E così accade, una vecchia nella notte viene davvero sgozzata.

Questo è un tipico caso di cronaca preventiva, la versione originale alla quale mi sono ispirato è raccontata da Giovannino Guareschi nel suo Zibaldino.

Le cose che ci raccontiamo e come le raccontiamo cambiano la percezione del mondo. 

Quella vecchia sarebbe morta anche se Giovannino quel giorno non ne avesse scritto?

No, non è questa la domanda con cui vi voglio lasciare. Con buone probabilità la poverina sarebbe deceduta lo stesso.

Quello che mi interessa chiedermi è quale sia la differenza tra una notizia e le parole che si usano per attirare l’attenzione di chi la dovrebbe leggere. La differenza tra un prodotto e la carta con cui l’avvolgi, il testimonial che paghi per presentarlo, l’interesse pilotato col quale poni l’accento su questa e quell’altra caratteristica. E quanto a un certo punto il titolo non sovrascriva la storia, la carta non cambi il prodotto, e di fatto la storia scritta per vendere cambi la storia scritta per il bisogno di raccontare. Seguendo questo spunto potremmo arrivare a dire che in un mondo in cui non ci fosse stato un capo redattore così malizioso, ci sarebbero stati meno assassini di vecchiette in circolazione? Forse, chissà.

Non si giudica un libro dalla copertina, diceva William James Dixon, ma a quanto pare molti libri si vendono ancora così. Molti di questi sono i libri che non vengono letti. Come l’articolo di Giovannino che il redattore capo non aveva neanche sfogliato.

Prendete questa piccola storia di un mondo piccolo e non pensate che quel mondo non ci sia più. Moltiplicate quel mondo per la maggior parte dei profili social del pianeta. Ora immaginate quanta cronaca preventiva sia stata fatta in questi anni. Quanti titoli abbiamo dato alle cose che ci succedevano per attirare l’attenzione gli uni degli altri, e quanto questo ci possa avere cambiato.

Una storia è un viaggio, un esperimento, ma può essere anche una truffa, un trucco per venderci gli uni agli altri.

Le storie non sono nate per comprare, ma per condividere. Il mercato è nato dopo, e oggi ci comportiamo tutti come prodotti da vendere. I prodotti non condividono emozioni ed esperienza. Sogni, paure ed esempi di coraggio.

E voi, la prossima volta che dovrete scrivere uno status sui vostri social sarete capaci di dare un calcio al capo redattore che abita dentro la vostra testa?

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